La prova digitale e la necessità di completare la legge 48 del 2008.

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Nell’era della digitalizzazione e della tecnologia informatica sempre più presente, diffusa e sofisticata, si auspica un intervento del legislatore diretto a colmare i vuoti normativi che sacrificano le garanzie difensive.

Se è vero che il legislatore non può reggere il passo ultraveloce della tecnologia, in evoluzione senza soluzione di continuità, potrebbe almeno sforzarsi di introdurre delle norme che, a prescindere dall’ultimo aggiornamento tecnologico, garantiscano, in via generale e concreta, l’uso processuale dei dati digitali senza rischi di alterazioni e/o manipolazioni.

L’esigenza di norme tassative in punto di genuinità e utilizzabilità della prova informatica venne avvertita principalmente dalle forze di polizia, che da subito segnalarono come …l’asserita fragilità della prova informatica, che può essere facilmente modificata, alterata o danneggiata, volontariamente o per imperizia, solleva il problema, scientifico e quindi giuridico, dell’acquisizione sicura dei dati e della ripetibilità dell’operazione

La stessa problematica – la genuinità e utilizzabilità della prova digitale – venne affrontata – seppure incidentalmente – anche dalle SS.UU. della Corte di Cassazione con la nota sentenza n. 40963/2017, con la quale venne cristallizzato il condivisibile principio che … l’estrazione della copia con modalità tali da assicurarne la conformità all’originale e la sua immodificabilità è prevista allo scopo di preservare il dato acquisito isolandolo dal sistema che lo contiene, impedendone la successiva elaborazione, trasformazione o eliminazione, sempre possibile anche senza il diretto intervento di un operatore, ad esempio, se precedentemente programmata…

Le SS.UU. chiarirono che solo la c.d. “copia immagine” o “copia forense” riproduce il dato informatico nelle stesse ed identiche condizioni in cui si trova al momento della sua acquisizione. Inoltre, solo la copia forense garantisce la possibilità di duplicazione – anche all’infinito – del dato informatico, senza possibilità di alterazione o manipolazione.

Ciò nonostante, alcune pronunce dei Giudici di merito e delle sezioni semplici della Suprema Corte, sembrano preoccuparsi più della necessità di preservare il dato probatorio che della sua genuinità e affidabilità.

Si compie riferimento a Cass. Pen. Sez. 2, n. 52017 del 21/11/2014: Qualunque documento legittimamente acquisito è soggetto alla libera valutazione da parte del giudice ed ha valore probatorio, pur se privo di certificazione ufficiale di conformità e pur se l’imputato ne abbia disconosciuto il contenuto…oppure a Cass. Pen. Sez. 3, n. 37419 del 05/07/2012: I dati di carattere informatico contenuti nel computer, in quanto rappresentativi di cose, rientrano tra le prove documentali e l’estrazione dei dati è una operazione meramente meccanica, sicchè non deve essere assistita da particolari garanzie…con buona pace delle sezioni unite.

Il costrutto troverebbe logica spiegazione nel non prevedere, la legge 48/2008, conseguenze sanzionatorie per chi non rispetta le regole di garanzia nell’estrazione e nel “maneggio” dei dati informatici.

La legge 48/2008 ha recepito in Italia la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica firmata a Budapest il 23 novembre 2001 ed ha introdotto unicamente l’obbligo per la polizia giudiziaria di rispettare determinati protocolli di comportamento, senza prevedere alcuna sanzione processuale in caso di mancata loro adozione, potendone derivare, invece, eventualmente, effetti sull’attendibilità della prova rappresentata dall’accertamento eseguito (Sez. 5, n. 11905 del 16/11/2015 dep. 21/03/2016 Rv. 266477; Sez. 2, n. 29061 del 01/07/2015 Rv. 264572).

In tal modo e in sfregio al più elementari regole di informatica giuridica, si finisce per considerare l’estrazione dei dati come una operazione meramente meccanica ripetibile per un numero indefinito di volte a prescindere dalle garanzie pure previste dalla legge 48/2008. Si finisce in tal modo, in sfregio alle regole del riparto dell’onere della prova e del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, per porre in capo alle parti la necessità di dimostrare la veridicità del documento stampato o comunque di disconoscerne concretamente l’effettiva genuinità all’interno di un match, da giocare nel rispetto del contraddittorio, che non consente, però, di poter aprioristicamente scartare la validità della riproduzione di uno screenshot, seppur effettuata in assenza di rigide garanzie tecniche e giuridiche.

In questo contesto è auspicabile un intervento improcrastinabile del legislatore che colmi le lacune della legge 48/2008, prevedendo espressamente delle sanzioni di inutilizzabilità della prova informatica qualora raccolta senza il rispetto delle garanzie dalla stessa pure previste.

Conclusivamente, difetta nella legge 48/2008 una norma che, al pari dell’art. 191 cpp, sanzioni con l’inutilizzabilità non solo le prove informatiche inammissibili, ma anche quelle assunte con modalità diverse da quelle prescritte, perché un risultato può dirsi scientificamente affidabile in quanto sia scientifico il metodo adottato e siano osservati i protocolli normativamente fissati per l’effettuazione dell’accertamento.

Avv. Giuseppe GERVASI
(Avvocato Cassazionista del Foro di Locri)
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STUDIO LEGALE GERVASI & DIMASI